Nella letteratura fantastica esistono numerosi autori che, pur non essendosi mai incontrati, presentano sorprendenti analogie tematiche e simboliche. È il caso di J. R. R. Tolkien (1892–1973) e Neil Gaiman, due figure fondamentali del fantasy appartenenti a epoche diverse.

In un precedente saggio ho analizzato il rapporto tra Tolkien e H. P. Lovecraft. In questo approfondimento, invece, metto a confronto l’opera di Tolkien con l’immaginario narrativo di Neil Gaiman, prendendo spunto anche da alcune riflessioni del divulgatore Paolo Nardi.

“Coraline” e “Lo Hobbit”: la porta come soglia iniziatica

Uno degli elementi simbolici più rilevanti in “Coraline” è la porta, che rappresenta il passaggio verso un percorso iniziatico. Essa è il motore narrativo dell’intera storia: attraverso di essa, Coraline scopre una realtà parallela apparentemente identica alla sua, ma profondamente ingannevole.

Ne “Lo Hobbit”, la porta assume un significato differente ma complementare: rappresenta una sorta di nascita simbolica. Bilbo Baggins abbandona il suo rifugio sicuro per affrontare un mondo sconosciuto, trasformandosi profondamente.

  • Coraline: la porta conduce al lato oscuro e illusorio della realtà
  • Bilbo: la porta rappresenta l’inizio della crescita e dell’avventura

Entrambi i protagonisti affrontano un viaggio iniziatico, entrando in contatto con elementi oscuri e “dionisiaci” del mondo.

Origine delle opere: analogie sorprendenti

Un aspetto interessante riguarda la genesi delle due opere. Sia “Coraline” che “Lo Hobbit” nacquero come racconti destinati ai figli degli autori.

  • Neil Gaiman scrisse inizialmente “Coraline” per le sue figlie
  • Tolkien inventò “Lo Hobbit” come racconto della buonanotte

Anche i titoli hanno origini curiose:

  • Coraline: nasce da un errore di battitura (“Carolone”)
  • Hobbit: Tolkien scrisse per caso la celebre frase “In un buco nel terreno viveva uno Hobbit…”

Il viaggio dell’eroe senza poteri

Coraline e Bilbo condividono una caratteristica fondamentale: non possiedono poteri soprannaturali. Il loro vero punto di forza è il coraggio.

Entrambi affrontano il male senza strumenti straordinari, dimostrando che il vero “superpotere” è la capacità di opporsi all’oscurità.

La porta come accesso a un altro mondo

Nel fantasy, la porta è spesso un simbolo archetipico di passaggio tra dimensioni. Un esempio analogo si trova nel film “Il castello errante di Howl”, dove rappresenta trasformazione, identità e passaggio interiore.

In “Coraline”, la porta conduce a una realtà ingannevole creata dalla figura della Beldam, una sorta di arconte che costruisce un mondo perfetto ma falso.

  • Il mondo alternativo è seducente ma pericoloso
  • I bottoni sugli occhi simboleggiano la perdita dell’anima
  • La realtà è una trappola costruita per imprigionare

Questo richiama concetti della tradizione gnostica, dove entità oscure cercano di ostacolare la conoscenza e la luce.

Le creature oscure e i parallelismi simbolici

La figura della Beldam presenta analogie con diverse creature del mondo tolkieniano:

  • Ungoliant e Shelob: creature aracniformi
  • Smaug: avidità e possesso ossessivo

Come Smaug custodisce il suo tesoro, la Beldam tenta di trattenere Coraline e le anime dei bambini nel suo mondo.

La chiave e la soglia: simboli universali

Oltre alla porta, anche la chiave assume un ruolo simbolico fondamentale.

  • Rappresenta l’accesso alla conoscenza
  • Simboleggia l’anima e la mente profonda
  • È unica, come l’identità individuale

Nel fantasy, questi elementi rappresentano il passaggio verso la maturità e la consapevolezza.

Crescita e trasformazione dei protagonisti

Entrambi i protagonisti affrontano un percorso di crescita:

  • Coraline: impara ad apprezzare la realtà, anche nei suoi aspetti meno piacevoli
  • Bilbo: scopre il coraggio e la forza nascosti dentro di sé

Il ritorno a casa segna una trasformazione profonda, tipica del viaggio dell’eroe.

Il ruolo del gatto: guida archetipica

In “Coraline”, il gatto nero rappresenta una figura simbolica importante:

  • È una guida interiore (Daimon)
  • Aiuta la protagonista a orientarsi
  • Rappresenta la conoscenza istintiva

Questo richiama gli studi di Carl Gustav Jung sugli archetipi nelle fiabe.

Conclusione: il significato del viaggio nel fantasy

Il viaggio iniziatico rappresentato dalla porta è un elemento centrale nel fantasy. Attraversarla significa affrontare le proprie paure, crescere e trasformarsi.

Sia Tolkien che Gaiman mostrano come il confronto con l’ignoto porti a una maggiore consapevolezza di sé.

Il messaggio finale è chiaro: dopo aver affrontato il mondo oscuro, si ritorna cambiati, più maturi e più consapevoli.

Articolo a cura di Fabrizio Manco