Avevo tredici anni.
Era uno di quei sabato pomeriggio di metà luglio, quando il caldo non ti lascia altro scampo che rifugiarti nei luoghi pubblici refrigerati. I miei genitori non potevano permettersi scampagnate fuori porta, tantomeno un condizionatore, quindi passavamo quasi ogni weekend nel principale centro commerciale della città.
All’interno c’era una libreria, probabilmente una Mondadori, non molto grande, ma abbastanza da riservare un’intera sezione al genere fantasy. In quegli anni mi ero appena avvicinato a quelle storie piene di maghi, draghi ed eroi soprattutto grazie alla saga di Shannara e della Ruota del Tempo. La mia mente da adolescente vagava tra terre infestate dal male, e i palazzi di grandi Re del passato, e sognava di ritrovarsi nei panni del prescelto di turno, che con le sue capacità innate avrebbe sconfitto il Signore dell’Oscurità.
Ogni volta che entravo in quella libreria la mia mente veniva presa in ostaggio, e passavo ore (praticamente tutto il tempo trascorso al centro commerciale) alla ricerca di nuove storie che potessero saziare la mia fame. E fu durante una di quelle esplorazioni che mi imbattei in alcuni libri che, stranamente, non avevo mai visto prima. Avevano delle sovracopertine con dei bellissimi alberi, immersi in una luce sognante che colpì il mio inconscio in un modo che, ancora oggi, non riesco a spiegarmi. Probabilmente, era scritto nel disegno di Eru che quel giorno finisse tra le mie mani quello che diventerà il mio punto di riferimento letterario per il resto della vita: “Il Silmarillion”.

Lo ammetto, non fu una lettura facile; decine e decine di nomi e luoghi complessi, ma dai suoni armonici e profondi, e un Universo sconfinato fatto di orchi, nani, elfi e spade leggendarie. La mia mente era in subbuglio, e nell’arco di un mese acquistai quasi tutti i volumi all’epoca disponibili dello stesso autore. Avevo speso tutti i miei risparmi, ma ero felice: avevo appena scoperto un nuovo mondo dove poter trascorrere le mie giornate. All’epoca, non sapevo ancora che quello stesso mondo sarebbe diventato parte integrante della mia vita.
Con gli anni, il mio rapporto con Tolkien mise radici sempre più profonde, ma mancava ancora qualcosa. Sentivo il bisogno di condividere quella passione con altri, e a tal proposito i film di Peter Jackson furono una manna dal cielo. Gli appassionati crebbero in numero, ma non esisteva ancora nulla che potesse metterli concretamente insieme, e la singola realtà disponibile in Italia a quei tempi presentava limiti e lacune che persino un diciassettenne come il sottoscritto poteva evidenziare.
Il peso della solitudine rimase con me per quasi vent’anni, durante i quali portai avanti la mia passione come un topo da biblioteca, chiuso al resto del mondo che si era dimostrato indifferente alla mia volontà di condivisione. In realtà, il problema non erano gli altri, ma il momento: semplicemente, non era ancora arrivato.
Era il mese di novembre del 2020. Mi trovavo a Varsavia, dove vivevo ormai da quasi un anno. Durante l’ennesima visione della sacra trilogia jacksoniana, un’idea, apparentemente innocua, mi pietrificò come un Troll al sole. Avrei utilizzato un mezzo che conoscevo già molto bene, YouTube, per condividere la mia passione. Non credevo che avrei racimolato più di qualche centinaio di iscritti; del resto, quanti tolkieniani possono esistere in Italia?
Mi sbagliavo!
Nacque così il canale YouTube “Valinor – Il Portale della Terra di Mezzo”. Fin dal primo momento, il mio obiettivo fu esclusivamente quello di raccontare le storie di Tolkien in modo semplice, ma preciso e dettagliato, così da renderle fruibili a chiunque voglia ascoltarle. Ma il mio scopo principale era in realtà un altro: sentirmi parte di qualcosa, di una realtà più grande con cui condividere la mia fiamma.
Per qualche ragione, il canale ebbe un immediato successo, crescendo in modo spropositato nell’arco di pochi mesi, e diventando in breve tempo un punto di riferimento per la community tolkieniana di YouTube. Ma soprattutto, diventò un fulcro aggregante che, successivamente, mi permise di conoscere tante bellissime persone con cui potevo finalmente condividere la mia passione per questo Universo.
Ci ero riuscito!
Il professore era una persona molto socievole, e lui stesso fu parte di un circolo, il TCBS, in cui poteva esprimere ciò che sentiva dentro e condividerlo con altri che l’avrebbero apprezzato. E che altro significato possiamo dare all’essere un tolkieniano se non utilizzando tre semplici parole: amicizia, condivisione, passione.
Da tutto ciò prende vita la “Middle Earth Society of Italy”, dal desiderio di un ragazzino di poter condividere la sua passione con persone che possano davvero comprenderla, facendolo sentire parte di qualcosa di più grande, di un unico Mondo, un unico Universo, quello tolkieniano.